Sabato 25 Novembre 2017
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Press news

Intervista a Lorenzo Baraldi, "lo scenografo di Monicelli"

  Lo scenografo è un autore: intervista a Lorenzo Baraldi, "lo scenografo di Monicelli"

  Caratteri Vaganti
  sabato 28 marzo 2015
 
Spesso trascurato dai critici, pressoché ignorato dal grande pubblico, lo scenografo spesso non può ambire che ad essere riconosciuto come un buon professionista. Lorenzo Baraldi come introduce il suo mestiere ai non addetti ai lavori? Sei un versatile ausiliario del lavoro del regista, come buona parte del pubblico spesso ritiene?


L.B. No, non sono un ausiliario del lavoro del regista e il regista lo sa benissimo. Noi siamo dei creativi, noi siamo autori. Ogni film che ho fatto è diverso da tutti gli altri. E - noi scenografi - siamo poliedrici. Riusciamo a fare di ogni film un film d'autore. Dunque, come ho detto e ripeto, siamo veramente degli artisti. Autori, credo che sia la parola giusta.


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Eppure, generalmente la paternità dell'opera dal punto di vista artistico è attribuita al regista pressoché in esclusiva (specie quando è anche sceneggiatore), mentre a scenografi, costumisti e altri collaboratori si pensa spesso e genericamente come a dei tecnici. Se si intende così (ed erroneamente) un lavoro come il tuo, si può pensare che la tua creatività debba essere limitata, come può esserla quella di un elettricista. Ti è capitato di dover disputare con un regista i tuoi spazi autoriali?


L.B. No, non mi è mai capitato. Ne ho fatti di film, tu lo sai quanti ne ho fatti, con Monicelli e tantissimi altri, se dovessi farti l'elenco di tutti i registi con cui ho lavorato...! Registi anche di gran lignaggio, come si dice. E di questi nessuno, dico nessuno, mi ha mai detto "fai questo, fai quello": mi hanno sempre dato carta bianca. Io ho dato delle idee, che poi chiaramente si guardavano insieme perché si lavora in collaborazione, ma di solito quello che presentavo al regista piaceva talmente tanto che non aveva nulla da discutere.

 


Negli anni di cui ci racconti, l'industria cinematografica non lesinava sui mezzi scenografici e tu ti sei espresso attraverso lavori mastodontici, dall'arredamento di circa cento ambienti per un solo film in costume alla ricreazione dell'alluvione di Firenze in teatro alla riproduzione di intere facciate di palazzi, vicoli e navi. Ma c'è stata, in tutto questo lavoro, una trovata o una creazione piccola ma capace di dare al film a cui lavoravi un tocco in più?


L.B. In tutti i film che ho fatto c'è qualcosa di speciale, una scena. Un esempio è l'isola di Salina, nel film Il postino. L'isola di Salina è un classico. Nella mia ricerca, dopo 3-4 settimane, quasi un mese di ricerche e sopralluoghi ho incontrato nell'isola di Salina ciò che mi interessava, mi piaceva. È molto particolare... l'aria, il sole, il tramonto o l'alba. Vedi, ad un certo momento lo scenografo è come il pittore: deve trovare gli elementi giusti per dipingere. Mentre cammina per strada può trovare un angolo giusto, perfetto, un po' come trovare l'isola di Salina in mezzo al mare, bellissima, con dei colori splendidi. E può capitare entrando in ogni ambiente, qualsiasi ambiente: una fabbrica, un esterno, una periferia, una qualsiasi cosa che ti impressioni, che ti dia qualcosa. Lo senti, è una cosa elettrica in effetti, e quando la incontri la fissi: se hai una macchina fotografica puoi farlo subito, altrimenti la tieni in mente e il giorno dopo, due, tre giorni dopo vai a fotografarla.

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On stage Scenografi e costumisti a Napoli 1980 - 1990

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On stage
Scenografi e costumisti a Napoli
1980 - 1990

a cura di Renato Lori e Federica De Rosa
Accademia di Belle Arti di Napoli
20 febbraio - 18 aprile 2015


L’Accademia di Belle Arti di Napoli venerdì 20 febbraio inaugura la mostra “On Stage - scenografi e costumisti a Napoli 1980 - 1990”, a cura di Renato Lori e Federica De Rosa e con il contributo di un comitato scientifico composto da Giulio Baffi, Giuseppe Gaeta, Giovanni Girosi, Franco Mancini e Aurora Spinosa.
L’iniziativa prosegue il progetto espositivo "Shake up in Accademia 1980-1990", già presente in Accademia a partire dal 28 gennaio scorso.
Le due mostre completano il percorso articolato in quattro momenti espositivi, relativo al focus sull’arte degli anni Ottanta a Napoli, realizzato in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il patrimonio storico, artistico, etnoantropologico e per il polo museale della città di Napoli e della Reggia di Caserta.
Negli anni ’80 Napoli fu, infatti, luogo privilegiato di mostre, convegni e dibattiti di rilevanza nazionale, molti dei quali realizzati grazie all’impegno dell’Accademia di Belle Arti, che in quegli anni ritornò ad essere modello di riferimento per le arti figurative di tutto il Meridione.
La mostra, curata da Renato Lori (sezione scenografia) e Federica De Rosa (sezione costumi), pone al centro dell’attenzione la Scuola di Scenografia napoletana e il ruolo di prima importanza da questa ricoperto nel contesto cittadino e nazionale. Per la prima volta si propone il lavoro degli scenografi e dei costumisti napoletani, per larga parte formatisi in Accademia, a partire dagli anni Sessanta e attivi negli anni ’80 nei campi del teatro, del cinema e della televisione.
In mostra le opere di quarantuno artisti, tra scenografi e costumisti, in prevalenza docenti, ex docenti o ex allievi, con alcune eccezioni costituite da artisti estranei all’istituzione, ritenuti dai curatori necessari per comprendere la vivacità della produzione di almeno tre generazioni di professionisti dello spettacolo a Napoli.
Nell’esposizione si presenta una ricca raccolta di materiale largamente ancora inedito, costituito da documenti fotografici e d’archivio, costumi e bozzetti, indispensabili per la comprensione di un decennio determinante della storia di questo campo specifico della produzione artistica.
 
Si tratta di un primo passo verso una più completa ricognizione del settore Scenografi/Costumisti a Napoli e in Campania dal dopoguerra a oggi, progetto in cui l’Accademia intende impegnarsi anche attraverso la costituzione di uno specifico fondo, attività avviata di recente grazie alla donazione di disegni e bozzetti da parte di alcuni artisti in mostra.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Arte’m, che approfondirà la fenomenica artistica del periodo, documentandone l’evoluzione verso i linguaggi e le forme della contemporaneità, testimoniata anche dall’introduzione di nuovi insegnamenti nell’assetto didattico dell’Accademia. Impreziosisce l’iniziativa, la documentazione visiva, realizzata da Stefano Incerti con materiali originali attinti per la maggior parte dagli archivi della Rai di Napoli, che ricuce la trama di un percorso artistico professionale ed umano, attraverso immagini ed estratti video.
Fino alla conclusione dei due eventi espositivi, fissata per il 18 aprile, è in programma una rassegna cinematografica e di video clip, all’interno della quale saranno riproposti i lavori di diversi registi dell’epoca, da Salvatore Piscicelli a Ridley Scott, compresa l’originale lettura della ‘napoletanità’ di Lina Wertmüller.
 
INFORMAZIONI
Sede:​​Accademia di Belle Arti di Napoli
​Via Bellini, 36 - Galleria dell’Accademia
Orari:​10.00 – 14.00 - Chiusura domenica
Festività pasquali:​ ​da giovedì 2 aprile a martedì 6 aprile
Ingresso:​gratuito
Info:​​ufficiostampa@abana.it
​www.accademiadinapoli.it
Organizzazione e trasporti:​de Marinis srl
ACCADEMIA DI BELLE ARTI
VIA BELLINI, 36 - NAPOLI
www.accademiadinapoli.it

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Il quarto Oscar di Milena Canonero

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Oscar 2015, Canonero premiata per i migliori costumi

L’italiana trionfa per “The Grand Budapest Hotel” agli Academy Awards.

È la quarta statuetta della sua carriera.

Alla notte degli Oscar e' arrivato l'atteso poker per Milena Canonero. Ha vinto per i costumi di "The Grand Budapest Hotel", e si è portata a casa la quarta statuetta dopo le vittorie per Barry Lyndon, di Stanely Kubrick, Marie Antoniette di Sophia Coppola, e Momenti di Gloria di Hugh Hudson. La torinese Canonero, classe 1946, sul palco del Dolby Theatre, ha voluto condividere il premio con il regista. "Grazie Wes questo e' per te: ci hai ispirati tutti, come un direttore d'orchestra, senza di te non avrei potuto fare questo film in questo modo", ha dichiarato sobriamente nel suo irrinunciabile look bianco e nero". Milena Canonero comincio' la sua carriera con Stanley Kubrick per i costumi di "Arancia meccanica" nel 1971. A lei si deve l'idea della bombetta per il protagonista Malcolm McDowell. In una intervista sottolineo' come la bombetta, rappresentazione piu' classica dell'establishment inglese - il film e' tratto dal romanzo del britannico Anthony Burgess -, acquistasse un aspetto sinistro in quanto da un lato dissacrava l'immagine della rispettabilita' inglese e dall'altro incuteva terrore.

Milena Canonero ha fatto centro un’altra volta ed è stata una vittoria, la quarta della sua carriera che lei ha fortemente rincorso. La costumista italiana, che da Torino dove è nata nel 1952 ha conquistato Los Angeles, era candidata per i costumi realizzati in “The Grand Budapest Hotel”. Che le cose si fossero messe in modo da ben sperare lo si è capito appena conquistato il Costume Designers Guild Award 2015, riconoscimento che ogni anno premia i migliori costumisti delle produzioni cinematografiche e televisive. E beneaugurante deve essere stata anche la festa e gli onori che le sono stati tributati per il film di di Wes Anderson dalla comunità italiana a Los Angeles, con una cerimonia a lei interamente dedicata con tanto di premio dell’Istituto Italiano di Cultura. Come ogni divina che si rispetti l’altra sera Milena Canonero è arrivata in ritardo, come al solito scortata dalle body guard, sempre schiva e fedele al motto di non rilasciare interviste.

«Sono timida» dice la vincitrice. Alla vigilia della cerimonia era già data per favorita nella corsa alla statuetta, tanto da preoccupare i soliti scaramantici che temono le predizioni. Mai così giuste come del resto anche le altre tre volte precedenti l’Oscar è arrivato perché sarebbe stato impossibile altrimenti. La prima volta fu merito di Stanley Kubrick che le affidò le cure di “Barry Lyndon” con il quale si aggiudicò la sua prima statuetta assieme a Ulla-Britt Soderlund. Hugh Hudson poi le commissionò i costumi di “Momenti di gloria”, storia di due atleti ambientata negli Anni ‘20. Il suo lavoro aiutò il film a trascendere dall’ordinario. E le regalò il suo secondo Oscar. Vienne nominata all’Oscar per altre cinque volte con film del calibro di «La mia Africa» o «Dick Tracy» ma la terza statuetta le arriverà quando, nel 2007 l’Academy Award la premierà per il film di Sofia Coppola «Marie Antoniette». 

 L' ASC tutta, orgogliosa. ringrazia.

 

Adesso la costumista che sta lavorando per Prada a un progetto del quale per ora non vuole parlare, tra l’Italia e Parigi, si gode la vittoria a Los Angeles con suo marito, l’attore Marshall Bell. Appena ricevuto l’Oscar, emozionatissima ha detto dal palco del Dolby Theatre: «Grazie all’Academy e grazie Wes (Anderson n.d.r.) questo è per te, lo voglio condividere con te. Sei stato di grande ispirazione, sei come un direttore d’orchestra, sei un grande compositore, sei il nostro regista e sei stato il nostro ispiratore. Senza di te non avrei mai potuto farlo. Grazie di quello che hai fatto e per il risultato che hai permesso di ottenere a noi tutti».

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Girando a Cinecittà , 1937-1989

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Il 24 gennaio 2015 apre al pubblico “Girando a Cinecittà , 1937-1989”,

la mostra che racconta la storia degli Studios attraverso le più importanti produzioni che si sono susseguite all’interno della fabbrica dei Sogni.
Un viaggio attraverso i generi cinematografici che hanno caratterizzato la storia del cinema: le grandi produzioni americane della Hollywood sul Tevere, la commedia all’italiana, il neorealismo e gli spaghetti western.

Un percorso che rende omaggio agli interpreti più famosi e alle pellicole più celebri della storia del cinema.

La mostra prodotta da Cinecittà Studios in associazione con ASC nelle persone di Giovanni Licheri, Alida Cappellini e curatrice dei costumi Nicoletta Ercole; consulente scientifico Italo Moscati.

http://www.cinecittasimostra.it/content/perche-cinecitta

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Luciano Sovena è il nuovo Presidente della Fondazione Roma Lazio Film Commission

8198a1c5-af83-4fd7-a205-e226d978bb6dLuciano Sovena è il nuovo Presidente della Fondazione
Roma Lazio Film Commission
 

 


“Sono veramente onorato dell’incarico che mi è stato affidato da parte del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Lavorare per il Cinema e per tutto il comparto dell’Audiovisivo, in questo importante momento di ricostruzione, rappresenta per me una sfida che accolgo con entusiasmo e con grande senso di responsabilità”.
Così Luciano Sovena alla notizia del suo incarico di Presidente di Roma Lazio Film Commission.

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