Lunedì 22 Gennaio 2018
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Tacheles: a Berlino l’arte non ferma la gentrificazione

A lungo si è parlato della vendita del Tacheles, casa occupata e associazione artistica di Berlino che dal 1990, accogliendo artisti provenienti da diversi paesi, ha rappresentato il simbolo della cultura alternativa.
Un docudrama di Stefano Casertano ne racconta la fine, avvenuta tra il 2012 e il 2013: The Last Days of Tacheles è stato presentato giovedì 3 luglio alla Casa del Cinema di Roma dopo la calorosa accoglienza ricevuta al Rome Indipendent Film Festival nel marzo di quest’anno.
All’incontro, oltre al regista, erano presenti Zuleika Munnizza, a cui si deve il progetto di ricerca Berlino Explorer e Monica Manganelli, giovane scenografa che lavora ormai da svariati anni nella città tedesca.

Ai tre il compito non solo di introdurre il film ma anche e soprattutto di spiegare cosa è stato il Tacheles e in che modo sia immagine di una Berlino che non c’è più.

 

Casertano, infatti, a Berlino da molti anni come corrispondente di alcune testate ed esperto di politica internazionale e politiche energetiche, non si interessa di questioni estetiche, ma tocca l’argomento da un punto di vista strettamente politico e di rimando sociologico.

Malgrado qualche tentazione romantica nel raccontare lo sfratto, quello che interessa al resista è l’analisi di un sistema di potere, quello degli investitori e dei proprietari, che noncuranti dell’indotto realizzato dal Tacheles, capace di attrarre migliaia di turisti ogni anno, hanno proceduto con lo sgombero.
La Berlino degli investitori allontana dal suo centro questi eterni adolescenti, discutibili artisti che fanno delle performance esistenziali la loro cifra stilistica, ma che, volenti o nolenti, combattono sino all’ultimo per il loro diritto di esprimere se stessi e poter vivere al di fuori delle trame sociali: dei devianti, li avrebbe definiti la sociologia classica.
Respinti dal Mitte, un tempo cuore della Capitale della DDR (Deutsche Demokratische Republik) poi quartiere trendy, in breve luogo deputato per gallerie d’arte, laboratori fotografici, atelier di moda, gli ‘eroi’ della Kunsthaus (casa d’arte) migrano altrove, costretti anche loro verso la periferia, come gran parte dei vecchi abitanti della parte orientale: effetto di quella gentrificazione che sta cambiando il profilo non solo di Berlino ma anche di altre città.

Ed è l’opposizione alla gentrificazione da una parte (vale a dire la riqualificazione di quartieri della città, con conseguente aumento del prezzo degli immobili e migrazione degli abitanti originari verso altre zone urbane) e l’isolamento di intere frange sociali dall’altra a rappresentare il cuore del lavoro di Stefano Casertano.
La sua macchina da presa accompagna discreta lo spettatore tra i pochi atelier rimasti, a conoscere Angelo, l’artista pugliese che vive con il gatto Snoopy e ha dato vita a Kappaland, una sorta di terra promessa di cui chiunque può divenire proprietario nominale di un millimetro quadrato, Arda, scultore turco che si pone a capo della lotta silenziosa per dichiarare il loro diritto a resistere, Blacco che brucia tele in strada per dimostrare che l’arte è invisibile.

Ora, alcuni degli artisti della più conosciuta Kunsthaus di Berlino, dopo la definitiva chiusura della storica sede di Oranienburgerstrasse, hanno fondato l’Associazione Artprotacheles e si sono riorganizzati. È nato così il MAP – Mobile Atelier Project, progetto che si pone l’obiettivo di creare atelier “mobili” per artisti provenienti da tutto il mondo.
Ma gli atelier mobili non sono il Tacheles. «Berlino sta rischiando di diventare come qualsiasi altra città della Germania – ha concluso Stefano Casertano – Ha rinunciato troppo in fretta alla sua base culturale, che era proprio la Berlino degli anni Novanta, di cui il Tacheles era l’esempio più egregio»

di Francesca Romana Buffetti

pubblicato su ilquotidianoitaliano.it

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